IL CIRCOLO PENSIONATI e ANZIANI

HA SELEZIONATO PER VOI 

IL SEGUENTE ARGOMENTO-TESTO:

ANCORA VOCABOLI TRENTINI

Forse qualcuno, sottolinea il mio insistere sulla parlata dialettale, penserà che sono un nostalgico di un passato che non potrà più rivivere nella sua integrità, perché il progressivo abbandono dei dialetti – anche se entro certi limiti – è un fatto storico irreversibile, come irreversibile è il processo di uniformità linguistica. Sono d’accordo con Samuel Johnson (un letterario e critico inglese vissuto tra il 1709 e il 1784) nell’affermare: “Mi rattrista sempre che vada persa una lingua, perché le lingue sono il pedigree delle nazioni”. Termino con una poesia… naturalmente in dialetto, di Q. Bezzi:

Una volta e adesso

 

‘Na volta gran, orz e segàla

nei campi i someneva,

adèss  erbaze, spini, ortiche

i crese senza fadighe.

Al posto dei masi

vegn su i condomini

squadradi e le vile.

El mondo el camina

la val la se càmbia:

se ‘n bem o se ‘n mal

el vederèm

quando che sarà finì

tut sto carnevàl.